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| Osservatorio Nazionale sulle Banche del Tempo | ||
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Comunicazioni e Relazioni “Le Banche del Tempo di Rimini, tra successi e difficoltà”Comunicazione di Leonina Grossi (Coordinatrice della Banca del Tempo di Rimini-Santa Giustina) -------------------- Pag. 1 “Un coordinamento autogestito di banche, tra successi e difficoltà”Comunicazione di Rossella Santochi (Coordinatrice di Officina del tempo, punto di incontro delle B.T. bergamasche) -------------------- Pag. 8 “FACILE, eppur difficile. Le Banche del Tempo italiane, tra successi e difficoltà”Relazione di Adele Grisendi (Direttore di Tempomat/Osservatorio nazionale B.T. - Roma) -------------------- Pag. 20 “Banca del Tempo e Banca Etica: la solidarietà obiettivo in comune”Relazione di Fabio Salviato (Presidente Banca Popolare Etica - Padova) -------------------- Pag. 32 “Le Banche del Tempo di Rimini tra successi e difficoltà” Leonina Grossi (Coordinatrice della Banca del Tempo di Rimini-Santa Giustina) Raccontare delle Banche del Tempo di Rimini non è facile per svariati motivi: il primo è quello che l’andare indietro con i ricordi non ci inganni… C’è poi il rischio che, nel raccontare gli eventi le occasioni e le storie, anche senza volerlo, si pecchi di presunzione. Non sono queste le intenzioni. Come raccontare, poi, in differita, le emozioni, i passaggi, le speranze a volte tradite, le amicizie, i successi e gli insuccessi di questi anni? Siccome, però, così si deve fare, ci proveremo (e non è un plurale maiestatis, ma piuttosto il cercare di parlare di una persona sola per tante). Ovviamente, comincerò dall’inizio. Era il mese di novembre del 1995, quando un gruppo di persone, componenti del Comitato di Gestione ai Servizi Sociali del Consiglio di Quartiere n° 5 - oltre a me, c’erano Marina Tognacci, Luana Gariboldi e Daniela Semprini Cesari - si dissero che forse, per creare buone relazioni all’interno del nostro vastissimo quartiere (conta circa 26.000 abitanti) e considerando che non disponevamo di grandi risorse economiche, avremmo dovuto e potuto investire in risorse umane… In quel momento avevamo sentito parlare della nuovissima esperienza/fenomeno della Banca del Tempo, ideata e aperta a due passi dal nostro Quartiere, a Sant’Arcangelo di Romagna. La cosa ci ispirava; inoltre, eravamo già amiche e amici e credevamo nei rapporti umani, nella voglia-bisogno delle relazioni di amicizia, di una piacevole amicizia. Ritenevamo che questa fosse una iniziativa necessaria per il nostro territorio tanto esteso e per la vita frenetica e spesso anonima che anima la nostra città. Ritenevamo che la nostra gente avrebbe trovato giovamento proprio grazie alle relazioni di buon vicinato allargato che la banca di Sant’Arcangelo aveva sviluppato per prima. Eravamo certi che, dalle piccole necessità, avrebbero potuto nascere amicizie, voglia di stare insieme..e – perché no?- anche qualcosa di buono per tutti, compresi coloro che non avessero aderito alla banca. La proposta di fondare una nostra banca risale alla fine del 1995, data in cui l’abbiamo proposto al quartiere che avrebbe dovuto dare la disponibilità dei locali, del telefono e di un po’ di materiali di cancelleria. Il Quartiere l’approvò con una delibera. Per aprirla, però, occorreva ben altro: innanzitutto persone con la voglia di fare e anche qualche risorsa economica. All’inizio del 1996, nel corso di una riunione, ho incontrato casualmente un’amica: Maria Teresa Lella Casadei, allora Assessore alle Pari Opportunità del nostro comune. Le parlai delle nostri intenzioni e delle difficoltà, compresa quella economica. Lella, senza che le chiedessi espressamente un contributo, risposte testualmente: “Anch’io, come Assessore, vorrei far nascere una Banca del Tempo, perciò non ci sono problemi: i soldi ve li dà l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Rimini”. E così siamo arrivati al 30 novembre del 1996, quando abbiamo fatto la nostra brava festa di inaugurazione a Centrogiovani Quartiere Cinque. Gli iscritti erano in tutto undici, sette donne e quattro uomini; infatti, ognuno dei quattro che aveva avuto l’idea si era già attivato estendendo l’invito di adesione ai propri amici. La sede era stata scelta a Santa Giustina, presso appunto il Centro Giovani, sia perché la maggior parte dei primi iscritti erano lì e vivevano già quella struttura come la propria casa, sia perché, in qualità di responsabile di quella struttura e anche di iscritta alla banca, si era valutato che, di certo, io ne avrei maggiormente assecondato le necessità, in quanto a disponibilità di spazi e di gestione. Quando abbiamo cominciato, c’era da inventare tutto. Non sapevamo, di preciso, come si dovesse fare. C’erano tante difficoltà di gestione, ma anche di relazione. Oltre al nostro personale impegno, abbiamo ricevuto un valido supporto dallo Sportello Donna del Comune di Rimini, che ci ha fatto - e ci fa - da Tam Tam (Titti Corbelli, la responsabile è una delle nostre socie). Dobbiamo ringraziare anche tutti i quotidiani e i periodici locali, le radio e le televisioni della nostra zona. Più di tutto, però, ci è servito il passa parola, cioè le relazioni umane. Ciascuno del gruppo iniziale ne parlava con amici e conoscenti e così la banca ha fatto presa. Il fatto di crederci per primi noi ha fatto che sì che sapessimo trasmetterla meglio agli altri. Dal 1996 abbiamo ricevuto un valido supporto alla costruzione della nostra banca dalla relazione con Tempomat, l’osservatorio creato dall’associazione “Il cittadino ritrovato” alla quale siamo iscritti con il numero 156/1996. Da allora abbiamo partecipato ai seminari di formazione e di approfondimento e, quando abbiamo potuto, alle conferenze nazionali; siamo stati assistiti e sostenuti; abbiamo fatto conoscenza con le altre banche italiane e iniziato ad avere rapporto con molte. Come ricordavo, fin dall’inizio il Quartiere ci ha sostenuto, riconoscendo alla nostra banca una funzione uguale a quella dei servizi di base per la socializzazione. Il Comune di Rimini, tramite l’Assessorato alle Pari Opportunità, ci ha garantito strutture anche aiuto economico e siamo stati monitorati dalla Regione Emilia Romagna. Del sostegno di Tempomat ho già detto. E’ accaduto che anche noi siamo diventati importanti per il quartiere, per il quale, dal 1996, tanto per fare un esempio, abbiamo inventato e condotto ogni estate un evento dedicato ai ragazzi da zero a 90 anni. Tutti i giovedì del mese di luglio organizziamo La festa è mia: una festa molto stancante, ma bellissima che consente ai bambini ed alle famiglie di stare insieme nelle sere d’estate, di relazionarsi e stringere amicizie con gli altri, in un ambiente non rumoroso. Per La festa è mia gli iscritti alla banca fanno di tutto: dalla progettazione all’allestimento (e devo ricordare il lavoro incessante di Zelindo Pascucci, di Salvatore Celli e le documentazioni fotografiche di Cristina D’Argenzio ed il lavoro dei suoi ragazzi); dai tavoli di bricolage ai tavoli di solidarietà, per i quali l’oggettistica è tutta o quasi preparata o raccolta durante l’inverno dagli iscritti; dalla gestione diretta alla ricerca delle sponsorizzazioni. Tutto ciò si aggiunge alle risorse messe a disposizione dal comune e dal quartiere. Per questa iniziativa, in particolare abbiamo potuto contare sulla collaborazione di un gruppo molto nutrito di cittadini, che non hanno ancora aderito alla Banca del tempo e ora collaborano come esterni. All’inizio abbiamo avuto qualche problema nelle relazioni con il comune e con il quartiere, ma li abbiamo superati: è bastato capire che la burocrazia e la vita di tutti i giorni non “viaggiano sullo stesso binario”, ma hanno tempi e modi differenti. Alla fine, noi ci siamo adeguati ai tempi della burocrazia che, però, ha compreso quanto la gestione di una Banca del Tempo necessiti di un minimo di elasticità e di buona volontà: requisiti sui quali abbiamo convenuto. Dopo avere sistemato i problemi burocratici, prima a piccoli passi, poi “alla Grande” abbiamo avvicinato altre persone, cercando il loro consenso e adesione in vari modi, quali:
E’ francamente difficile dire se abbiano risposto meglio le donne, gli uomini, le ragazze, i ragazzi, le donne o gli uomini extracomunitari. Tra i soci della nostra banca la presenza maggioritaria è quella femminile, ma abbiamo il piacere di avere anche parecchi uomini, ragazze, ragazzi e pure donne e uomini che vengono da lontano. Sono rimaste con noi sia le persone motivate, sia coloro che si sono avvicinate in cerca di aiuto: per organizzare meglio la vita di tutti i giorni, per risolvere piccoli problemi, per avere amicizia e arricchire le proprie relazioni personali. Abbiamo avvicinato e conquistato le persone con l’entusiasmo e la voglia di fare che si traducevano in realtà; ciascuno ha capito di essere importante ed ha avuto l’opportunità di proporre, partecipare, contare…si è cercato di non emarginare nessuno e di considerare le offerte di tutti come una grande risorsa. C’è voluta pazienza, fiducia e disponibilità all’attesa: attesa che negli altri, compatibilmente con i loro tempi di vita, scattasse la voglia di fare. Abbiamo cercato di chiarire i malintesi, quando ci sono stati. E, a distanza di tempo, possiamo dire che, nel nostro piccolo, di strada ne abbiamo fatta parecchia. Dicevo che, all’inizio, eravamo in undici, ma, già alla fine del 1997, eravamo in quaranta, dopo tre anni avevano superato i cinquanta; ora siamo circa centoventi. Dico circa, perché la nostra banca ha capito che le persone che si rivolgono alla banca hanno bisogno di un po’ di tempo – abbiamo previsto due mesi - per capire se la banca piace e per comprendere i suoi meccanismi e come funziona. Del resto, anche la banca ha bisogno di verificare se le nuove persone sono compatibili. Nel 1999 siamo diventati associazione. Lo abbiano deciso per agire in modo più corretto legalmente, ma per avere una maggiore caratterizzazione autonoma. Il nostro nome è “Gli amici del tempo” e l’abbiamo scelto perché siamo convinti sia dell’importanza delle relazioni amicali che della necessità di vivere insieme un tempo amico, di vita e di gioia, di sorriso e di divertimento, di supporto agli altri e di solidarietà. Quanto ciò sia importante ce lo ha confermato anche l’esperienza di questi anni. L’affluenza maggiore si è registrata durante le feste e le iniziative, nel corso delle quali abbiamo applicato tutta una serie di regole non scritte quali: il rispetto degli altri, la condivisione e la socializzazione del cibo e del lavoro. Notevole è stata anche la partecipazione ai viaggi, ai corsi di formazione e agli incontri culturali, in particolare in quelli dedicati alla riscoperta della nostra città. Abbiamo anche predisposto piccole pubblicazioni ma, eccettuato il libro con la fiaba scritta dalla nostra Cristina Muccioli e illustrato da Daniela Pagliarani (bella forma di collaborazione per la nostra banca!), la distribuzione degli altri materiali ci ha fatto comprendere come il rapporto umano sia assai più importante e remunerativo. Fin da 1997 le molte richieste telefoniche e i numerosi incontri diretti hanno evidenziato che una sola banca sul territorio comunale di Rimini non bastava. Del resto, non avevamo mai avuto la presunzione di soddisfare i bisogni della popolazione di una città che, in inverno, conta 130.000 abitanti e, in estate, arriva a circa 700.000. Contemporaneamente, l’Assessore alle Pari Opportunità ci ha proposto di estendere l’esperienza anche ad altri quartieri e ad altri luoghi, come le scuole, offrendo la propria disponibilità a sostenerle. E così sono nate: la banca del Quartiere Due e la banca Interetnica all’interno di un progetto di E.C.I.P.A.R. E’ prossima l’apertura della banca del Quartiere Uno (il secondo incontro con il gruppo promotore sarà venerdì 7 dicembre) e c’è altrettanto ha intenzione di fare il Quartiere Quattro. Allo stesso scopo ci ha contattato il Quartiere Sei, mentre, entro il 2002, dovrebbe avviarsi la banca in territorio di Riccione, prevista da un progetto finanziato con la Legge 14 e il contributo della Provincia di Rimini. La Provincia, in un convegno e alcuni momenti formativi, ha sollecitato la nascita di nuove banche nel suo territorio e, nella sua qualità di ente di programmazione, si è data un progetto di rete. La nostra banca, infine, ha stimolato l’apertura di una banca in Valconca. Essendo collegata ad un progetto a termine, essa ha avuto momenti difficili, ma ora si sta ricostituendo. Per merito di Antonella Sajeva (residente in Valconca, ma iscritta da noi) e grazie al sostegno di Luca Cerri, anch’esso iscritto da noi. Cerri è uno che ci crede, ma è anche assessore presso il Comune di San Clemente. Le banche esistenti hanno fatto alcune iniziative comuni e scambi sporadici fra loro, ma francamente siamo qui, noi come voi, per chiedere aiuto: sentiamo la necessità di un’integrazione del programma informatico in uso – quello di Tempomat – e che preveda la possibilità di registrare e mettere a sistema questi scambi. Come in tutte le cose della vita, in questi anni ci sono stati successi e difficoltà. Adele Grisendi mi ha invitato a fare il bilancio sia dei successi, che delle difficoltà. Non è molto facile, ma ci provo. Sicuramente, il maggior successo della Banca del Tempo del Quartiere Cinque è stato di essere riusciti a trasmettere ad altri la voglia di fare; a promuovere l’idea che è possibile vivere in una società fondata su principi diversi da quelli vincenti, quali: la solidarietà; il tempo della città considerato come risorsa da destinare ai cittadini e alla qualità della vita delle persone. Un ulteriore successo è stato di essere riusciti a comprenderci, pur nelle diversità di pensiero e di vedute; di aver saputo mediare fra le differenti opinioni, riuscendo ad andare, pur con tutti i nostri limiti, ben al di là dei personalismi. Mi spiego meglio: noi tutti ci consideriamo come una grande famiglia, con i suoi pregi e con i suoi difetti. Finora, siamo riusciti a crescere insieme, a condividere gli stessi progetti, a lavorare piacevolmente. Insomma: abbiamo la fortuna di volerci bene! Insieme anche tante cose, ma senza le caratteristiche appena elencate, sono certa che ne avremmo fatte molte di meno e con risultati molto modesti. Mi sento di dire che la Banca del Tempo ha fatto crescere la nostra autostima e la stima degli e negli altri e ci ha aiutato a sentirci meno soli. Un altro successo, dimostrato da anni di collaborazione e condivisione reale, è l’avere avuto, da sempre, ottime relazioni con l’Amministrazione comunale. La mia non è una sviolinata e neppure un gesto scontato: è davvero il risultato di una corrispondenza di amorosi sensi e di affinità elettive. La condivisione e la vicinanza sono tali, che, nonostante Rimini sia un comune dal territorio esteso, i nostri iscritti parlano dell’assessora Beltrami chiamandola l’Antonella, la nostra assessora! Non è poco, in tempi in cui altri comuni si permettono di chiudere le Banche del Tempo. Le difficoltà che abbiamo incontrato in questi anni sono state le stesse della vita di tutti i giorni: prima di tutte, la comunicazione fra le persone. In alcune occasioni, è occorsa una grande abilità e molta pazienza nel curare e recuperare i rapporti che hanno rischiato di deteriorare per qualche screzio. Ora sta andando tutto bene, anche se sappiamo che i momenti di crisi non mancano. Ad esempio, alla ripresa delle attività dopo la pausa, per ferie, nel mese di agosto. Altrettanto mette paura la scarsa partecipazione agli incontri quindicinali. Abbiamo compreso il da farsi in questi casi: lavorare di più per riprendere i contatti. Abbiamo anche scoperto che molto spesso, in certe occasioni molto specifiche, rivediamo inaspettatamente iscritti che non si facevano vedere da tempo, persino da un anno. Perciò va bene così: significa che le persone partecipano quando possono, quando ne hanno voglia e quando sono interessate. Restano ancora alcune questioni alle quali trovare una soluzione. La principale è come riuscire a far scambiare il tempo proprio a tutti i soci. Sarà questa la nostra nuova sfida. Per concludere, sulla base della nostra esperienza, vorrei fare a me stessa e a tutti noi alcune raccomandazioni da tenere presenti da parte di chi, come noi, voglia procedere alla filiazione di altre banche. Care amiche e cari amici è importante che cresca la nostra banca, ma altrettanto importante è aiutarne altre a nascere e crescere. Vi inviterei in tal caso a tener presente che: 1 - ogni banca è differente dalle altre, perché differenti sono le persone e gli ambienti 2 - non si può e non si deve assolutamente proporre un doppione di ciò che si è realizzato altrove 3 - è importante stabilire un rapporto con le amministrazioni locali 4 - il problema maggiore nelle banche è quello delle relazioni umane, della comunicazione, del conflitto 5 - i conflitti, quando nascono, si può cercare di prevenirli, ma non si possono evitare: pensare che ciò sia possibile, a mio modesto parere, è soltanto una forma di ipocrisia. Lasciatemi dire, infine, che vivere una Banca del Tempo è un’esperienza avvincente, che richiede di pazienza, disponibilità e lavoro continui; ma ne vale la pena. In essa, oltre a ricevere una serie di aiuti che ci migliorano la vita, riusciremo a trovare amicizia per la vita. “Un coordinamento autogestito di banche tra successi e difficoltà”Rossella Santochi (Coordinatrice dell ’Officina del tempo, punto di incontro delle Banche del Tempo bergamasche) L’incontro tra le banche del tempo bergamasche ha inizio nel 1997. Nella primavera ci sono incontri tra la Cgil, le donne del progetto”i tempi e la città” e la Banca del Tempo di Bergamo centro. In seguito a questi contatti, nel mese di dicembre dello stesso anno, si decide di aprire uno sportello per le banche che desiderano incontrarsi e per i cittadini che cercano informazioni. Inizialmente, lo sportello è attivo una volta la settimana. In questo modo si cerca di favorire la relazione tra le varie banche della provincia per conoscersi, darsi sostegno e realizzare iniziative di reciproca utilità. Inoltre, si spera di riuscire a promuovere nuove banche del tempo. La partecipazione delle banche agli incontri è stata graduale. Inizialmente, c’è stata diffidenza da parte di chi temeva la possibile strumentalizzazione da parte della Cgil che ci aveva dato la sede, una linea telefonica, l’uso della fotocopie e il rimborso spese. Ad un certo punto, si è reso necessario anche cambiare nome al coordinamento affinché non ci fossero dubbi sull’autonomia che le banche avevano nell’incontrarsi e nel prendere le loro decisioni. Per non creare discriminazioni, nei primi tempi non si è chiesta l’adesione formale al coordinamento nella convinzione che le banche sarebbero arrivate spinte dall’interesse a partecipare a iniziative di reciproco arricchimento. Inoltre, sempre nella fase d’avvio, lo spirito che ci ha mosso è stato di presentarci come una risorsa per la vita delle banche e, in nessun caso, come un “peso”. Soltanto da poco abbiamo chiesto alle banche i nomi dei loro referenti, formalizzando così una vera e propria adesione. Delle undici banche presenti in provincia, hanno aderito in nove. Le due rimanenti, però, vengono sempre informate delle iniziative e, qualche volta, vi partecipano. Le banche che aderiscono immediatamente sono quelle che il coordinamento ha aiutato a nascere. All’inizio, esistevano le B.T. di Lallio, di Clusone, di Ponte San Pietro, di Treviglio e, in città, si trovavano a Campagnola e Bergamo centro. Mentre, abbiamo aiutato a far nascere le banche di Malpensata, di Longuelo, di Seriate, di Pedrengo, di Treviolo e di Mozzo. Purtroppo alcune hanno cessato l’attività, mentre ce sono altre in formazione. La Regione Lombardia con la Legge 23/1999 ha incentivato la fondazione di banche del tempo e si stanno formando quelle di Urgnano, di Romano di Lombardia, di Valgandino e di Almè. A rivolgersi al coordinamento per organizzare incontri pubblici nei quali parlare di banche del tempo sono stati singoli cittadini e anche Amministrazioni Comunali, come quelle di Seriate, di Mozzo, di Pedrengo e di Urgnano. Siamo andati a incontri anche a Filago, Romano di Lombardia, Valgandino, Alzano. Nei Comuni di Seriate e Mozzo c’erano anche i rappresentanti di cinque banche (Bgcentro, Ponte San Pietro, Malpensata, Campagnola e Lallio) che hanno raccontato chi erano e cosa facevano. Con lo spirito di mettere a disposizione di altri la propria esperienza e di trasmettere fiducia, dare concretamente aiuto per risolvere i dubbi iniziali di chi vuole formare una banca. OrganizzazioneLa gestione organizzativa del coordinamento è stata affidata a pochi soci appartenenti a banche diverse. Chi vi parla ha fatto il coordinatore per quattro anni e ha dato le dimissioni proprio questo mese. Hanno lavorato con me in modo continuativo Franca e Marina della B.T. di Malpensata, Liliana della B.T. di Treviolo e Carlo della B.T. di Seriate. Nel primo periodo, l’incontro tra le banche avveniva ogni primo giovedì del mese; negli ultimi anni, invece, è stato attivato lo sportello informativo aperto il secondo giovedì del mese e il lavoro pratico-organizzativo si svolgeva durante le ore di apertura. Questa attività è stata sospesa dal settembre scorso, anche per i problemi creati dal cambio di sede. All’inizio per l’informazione tra le banche si utilizzavano il telefono e il fax; negli ultimi tempi l’e-mail. Nei primi due anni, chi ha lavorato e collaborato alla realizzazione delle iniziative tra banche lo ha fatto gratuitamente. E’ stato a partire dal convegno del 1999 che si è iniziato a riconoscere il tempo di chi gestisce il coordinamento. Si è utilizzato un sistema un po’ particolare. L’Officina del tempo dispone di un libretto d’assegni con i quali “paga” i soci che collaborano alle sue iniziative: in uscita sono segnate le ore e, in entrata, soltanto l’energia e l’impegno dei soci delle varie banche. Non c’è un bilancio Dare e Avere. Nell’assemblea annuale nel novembre 2000, a seguito di un lungo e vivace dibattito, è stato approvato il regolamento dell’Officina del Tempo: regolamento elaborato dalla banca di Conca Fiorita con l’aiuto di quelle di Treviglio e di Seriate. Esso prevede che l’Officina debba avere un proprio bilancio tempo in Dare e Avere. Tale modifica non è applicata a causa della mancata definizione della necessaria nuova procedura. Il cambiamento proposto è stato penalizzato, probabilmente, anche per la mancata individuazione di un responsabile di riferimento. Il coordinamento è servito, oltre che per formare nuove banche anche per lo scambio idee, per avere un confronto e darsi sostegno tra banche del tempo. Tutto ciò continua a realizzarsi in un incontro mensile, che si cerca di fare il più possibile nelle sedi delle singole banche. In questo modo si riesce a coinvolgere anche i soci che non si spostano e a capire meglio le varie realtà. FinanziamentiIl finanziamento più consistente ci è venuto, fin dall’inizio, dalla Camera del Lavoro-Cgil di Bergamo che, oltre alla sede, al telefono e al fax, di cui ancora usufruiamo, ci mette a disposizione anche dei rimborsi spese. Vengono rimborsati i biglietti di viaggio per la partecipazione a incontri fuori sede. Ad esempio, il treno per andare a Bologna ai corsi di formazione, a Firenze per la conferenza nazionale e l’aereo per intervenire al convegno nazionale di Roma. Viene finanziato anche il giornalino delle Banche del Tempo. Per i primi due numeri ci siamo avvalsi della collaborazione grafica di un professionista, mentre la grafica del terzo numero è stata curata da Federica, una socia di Bergamo Centro che, per l’occasione, ha avuto riconosciuto il tempo impiegato: venti ore. L’ultimo finanziamento percepito risale al 1999, per il Convegno organizzato a Bergamo. La spesa comprendeva: l’affitto della sala, il rimborso dei biglietti del treno per i relatori e le bibite. Al buffet del pomeriggio e alla cena hanno pensato i soci delle varie banche del tempo. Le spese per il convegno del 2000 e relative all’affitto del locale, sono state pagate dall’orefice e dal carrozziere del quartiere di Campagnola in cambio di pubblicità. Dentro ciascuna cartelletta, abbiamo messo dei depliant pubblicitari, simpaticamente preparati da due socie. In occasione di quest’ultimo convegno, abbiamo introdotto una nuova modalità per riconoscere il tempo ai soci delle varie banche che collaborano alla realizzazione dell’avvenimento. Abbiamo organizzato una lotteria con gli oggetti pervenuti dalle varie banche arrivano tanti oggetti. Il prezzo di acquisto dei biglietti è di “mezz’ora” e, in questo modo, siamo riuscite a creare un fondo speciale di tempo sul quale abbiamo emesso assegni creati per l’occasione e con il risultato di riconoscere a tutti il tempo dato. Il fascicolo “Sognando relazioni di qualità”, pubblicato a spese delle due autrici (chi vi parla e Livia), è stato venduto realizzando un piccolo utile. Livia ha dato un contributo alla sua banca; io mi sono dichiarata disponibile a metterlo a disposizione per le piccole spese del coordinamento. Un’altra iniziativa probabilmente porterà introiti per l’Officina del tempo. Federica di Bergamo Centro fa parte di una cooperativa che ha chiesto finanziamenti alla Regione Lombardia (Legge Lombardia n.23/1999) per fondare una nuova B.T. nella bergamasca e mi ha chiesto di firmare il progetto come responsabile esterno. Il progetto ha ottenuto il finanziamento ma non ci sono state ancora riunioni operative. Collaborerò a formare questa nuova banca e la Cooperativa mi riconoscerà un compenso per il mio lavoro. Ho già chiesto che, oltre al denaro, mi sia riconosciuto l’ammontare delle ore che avrò dato, ovviamente quando la B.T. si sarà consolidata. A me basta il “tempo in ore”; i soldi, una volta detratte le tasse, sono pronta a metterli a disposizione per una iniziativa proposta e promossa dalle Banche del Tempo bergamasche. Pongo soltanto una condizione: che il contributo venga esclusivamente utilizzato per manifestazioni che promuovano la cultura delle banche del tempo e sulle quali io concordi. Scambi tra bancheGli incontri, le feste, i dibattiti realizzati hanno fatto sì che i soci delle varie banche si conoscessero e così iniziassero anche scambi inter-bancari. Gli scambi sono serviti per massaggi di linfodrenaggio e di riflessologia, per lezioni di computer e di rilegatura libri. Un socio ha seguito nei compiti, per un periodo, il figlio di un’altra socia, mentre un signore, abile nel riparare le tapparelle, è arrivato da Presezzo fino a Bergamo. E sempre grazie agli scambi tra banche Monica e Luca hanno avuto un grande aiuto per il loro matrimonio. Gli scambi tra banche mettono in difficoltà i soci che curano l’amministrazione. Si trovano di fronte al dubbio: i debiti e i crediti devono considerarsi dei singoli soci o riguardano la banca e, pertanto, devono transitare dal Fondo ore? Inoltre, gli assegni non sono predisposti per questi scambi. Dovrebbero essere in quattro parti: la matrice, che resta a chi ha ricevuto la prestazione; la parte che resta come ricevuta a chi ha dato la prestazione e le altre due da consegnare a chi tiene l’amministrazione nelle due banche di appartenenza di chi ha scambiato. Fare attenzione a …Oltre a quanto detto finora, devo aggiungere alcuni consigli che spero possano essere utili alle banche che intendano creare un coordinamento simile al nostro. L’esperienza dell’Officina del tempo, indica che è opportuno: 1- Chiarire con le banche aderenti se si vuole fare un coordinamento o un punto di incontro. Noi siamo nati con la modalità del coordinamento e ci siamo trasformati in punto di incontro. Com’è un coordinamento l’ho descritto, ma per chiarire meglio le modalità di funzionamento di un punto di incontro lo dovrete chiedere, in una futura manifestazione, a chi prenderà il mio posto. Ho dato le dimissioni perché non sono stata capace di realizzare questa trasformazione. 2- Si può fare volontariato nella fase iniziale, un po’ come quando si costituisce una banca, ma, da un certo punto in avanti, il tempo dato dalle persone che lavorano al coordinamento lo si deve riconoscere. Noi, nel 1999, abbiamo inventato un sistema fantasioso. Le persone che hanno lavorato se ne sono andate via contente con assegni di tempo da spendere nelle proprie banche. Certo, in questo modo, i conti non vanno più in pareggio. Pertanto: perché non inventare metodi nuovi, se non si vuole che, nel coordinamento come nelle banche, la gestione amministrativa assomigli a una gestione ragionieristica? Direi che non ha senso introdurre nelle nostre banche, e nei coordinamenti, le stesse dinamiche che si hanno con i soldi. Del tipo: non si può fare perché non posso riconoscerti il tempo, le banche non possono pagare e bisognare fare dei tagli al bilancio. Conviene, infine, valutare anche se ha senso riferirci al tempo con la stessa ottica tiranna che si ha nel mondo del lavoro. Quella che fa dire: “queste ore per quel lavoro sono troppe!!”. 3- I coordinamenti o i punti di incontro sono un lusso e, pertanto, bisogna capire se le banche possono permetterseli. Prima devono venire le singole banche del tempo, poi, se al loro interno ci sono le forze per delegare qualcuno nel coordinamento, allora va benissimo. Non si deve mai togliere, però, forze importanti alle vostre banche! La coordinatrice di Bergamo Centro all’inizio lavorava con me al coordinamento, poi abbiamo deciso che lei doveva occuparsi della banca di Bergamo Centro e io del coordinamento. 4- Non so fino a che punto sia positivo che, quando non funzionano, le Banche del Tempo possano trovare in un coordinamento un senso al proprio vivere, e un protagonismo che altrimenti non avrebbero. 5- Per trovare consenso tra le Banche del Tempo, è indispensabile che il nucleo promotore del coordinamento sia credibile, sia affidabile. E’ meglio lasciar perdere se non si è capaci di valutare se quello che ci si propone è realizzabile ed è di comune utilità. Inoltre, per proporre, bisogna essere disponibili a mettersi personalmente in gioco. Purtroppo, sono ancora di moda le persone che propongono idee affascinanti e pensano che, poi, dovranno essere altri a realizzarle. 6- Per ultimo, a costo di sembrare banale, vorrei ricordare che per creare un coordinamento e farlo funzionare ci vuole tempo! Iniziative Anno 1998Le banche di Clusone, Bergamo Centro e di Campagnola partecipano a giornate di formazione a Bologna. E si tiene la prima riunione fuori sede: l’incontro si svolge a Campagnola. Anno 1999 Si svolge una riunione fra banche a Malpensata. Si realizza un convegno con la partecipazione di Rosa Amorevole e della B.T. di Ravenna e con lo spettacolo teatrale delle B.T. di Lallio e di Longuelo-Stezzano. Tra il 1998 e il 1999 escono anche tre numeri di un giornalino fatto con articoli e racconti scritti dalle varie banche. Anno 2000L’incontro tra banche bergamasche è presso la B.T. di Pedrengo. La conoscenza dei soci delle varie banche porta anche a distribuire inviti a mostre e feste organizzate dalle singole banche (Ponte San Pietro e Presezzo). La partecipazione agli incontri promossi dalle singole banche era già iniziata con Lallio in occasione dei loro appuntamenti teatrali. L’ultimo invito che le banche hanno avuto è pervenuto da Conca Fiorita per una festa lo scorso ottobre. Sempre nel 2000, a Campagnola, c’è la presentazione del fascicolo “Sognando relazioni di qualità” scritto da due socie di banche del tempo diverse. L’iniziativa ha un seguito mesi dopo con un dibattito organizzato dalle B.T. con il sociologo dottor Maggi e dal titolo : “Smettiamola di sognare relazioni di qualità: realizziamole”. Anno 2001Presso la banca di Treviolo, ci sono stati un incontro e, poi, un dibattito con Lidia Menapace. L’ultimo avvenimento in ordine di tempo, a testimonianza della generosità e della incredibile capacità organizzativa di soci di varie Banche del Tempo messi insieme, la si è avuta in occasione del matrimonio di Monica e Luca, avvenuto il 13 ottobre scorso, di cui vi racconterò tra poco. Tra le Banche del Tempo si sono fatte anche gite: a Clusone, in bici sul delta del Po, in Valpredina, a Ischia. Ci sono state anche giornate con visite guidate nei vari paesi o a particolari chiese quali: la chiesa di S. Bernardino a Lallio, a Clusone, a Treviglio, a Ponte San Pietro. Recentemente la Banca del Tempo di Treviglio ha fatto conoscere alle altre banche il proprio bilancio, con l’elenco delle ore scambiate, delle iniziative realizzate e quelle in programma. E’ la prima volta che, all’incontro tra banche, non si parla soltanto, ma si mettono a disposizione degli altri i propri dati. La Cgil locale ci ha dato uno spazio sul suo sito Internet e la banca del tempo di Conca Fiorita ha realizzato una pagina web sulle banche del tempo bergamasche che, probabilmente, andrà a sostituire l’attuale pagina non aggiornata (www.cgil.bg.it). Concludo raccontandovi l’ultima esperienza …… 13 ottobre 2001 – Monica e Luce sposi ! Hanno collaborato al matrimonio i soci di otto banche del tempo. Le persone invitate era circa centotrenta. La sposa è socia della B.T. di Bergamo Centro, di Longuelo e di Ponte San Pietro e ha chiesto all’Officina del tempo se, oltre a queste banche, anche le altre potevano aiutarla per il matrimonio. Gli sposi sono intervenuti ad un incontro con le banche disponibili per rassicurarle sulla restituzione del tempo che sarebbe stato dato loro. E hanno spiegato le prestazioni che avrebbero dato in cambio degli aiuti ricevuti. E così sono iniziati i preparativi. Bomboniere: socie di Bergamo Centro e di Longuelo si sono trovate più volte per mettere i confetti nel tulle e preparare le bomboniere. Partecipazioni: la grafica è stata curata da Bergamo Centro e, poi, si è andati in stampa. Cerimonia: in Comune, alcuni soci di Ponte San Pietro hanno suonato il violino e la chitarra. Il libretto della cerimonia conteneva un testo - letto dal figlio diciottenne di Monica - proposto da Ponte San Pietro. In esso figuravo le foto fatte dalla sottoscritta, mentre alla realizzazione grafica ha pensato la B.T. di Campagnola che ha curato pure la composizione e la rifinitura col nastrino bianco. Delle cento copie, ne sono avanzate sette! Ad offrile è stato don Egidio, socio fondatore della B.T. di Campagnola. Addobbo sala della festa: la Banca del Tempo di Ponte San Pietro è magica! Undici soci, durante tutto il giorno precedente il matrimonio, hanno lavorato incessantemente, trasformando il grande salone di una colonia in uno spazio accogliente, abbellito con tenerezza, gusto e affetto. Hanno messo le tende che mancavano e portato fioriere dalle loro case, facendo razzia nei loro giardini. Buffet: una socia della B.T. di Longuelo ha messo a disposizione la sua casa per tutta la mattina del giorno del matrimonio e presso di lei sono stati portati tutti i piatti preparati per il buffet. La stessa socia ha provveduto a rimborsare i costi e a staccare gli assegni di tempo dal libretto di Monica. Cinque soci della stessa banca hanno, poi, portato i piatti alla sede della festa. Socie di Longuelo di Malpensata hanno fatto miracoli in cucina, cantando e lavorando incessantemente dalle sedici alle ventitré Per il buffet ci sono stati i seguenti contributi: · B.T. di Treviolo: cinque chili di insalata russa, con maionese fatta in casa; un chilo di pesce spada affumicato in carpione; un chilo di gamberetti in salsa rosa. Riso e orzo freddi (serviti nella ciotola di ceramica di un antico lavabo); quattro torte salate; indivia con il ripieno di formaggio; verdure grigliate (portati in tavola dentro in pirofile di coccio a forma di cuore) e cornetti di sfoglia con wurstel. La stessa banca ha fornito l’affettatrice e la macchina del caffè, oltre a regalare i tovagliolini, lo zucchero, le palette e i bicchierini.
· B.T. di Longuelo: Una ciotola di salsa di fegatini toscani; due vassoi di lardo di Colonnata; insalata di ceci; due torte di spinaci e una di porri, un paté di tonno (per il paté ha collaborato anche la nonna di una socia); un salame dolce.
Durante il ricevimento: Soci della B.T. di Ponte San Pietro hanno suonato insieme il sax, il violino e la chitarra. Un socio sempre di Ponte ha letto una poesia di augurio per gli sposi scritta da una socia, mentre altre hanno voluto comunicare i loro sentimenti. La nipote di una socia di Ponte San Pietro e la figlia di una socia di Treviolo hanno servito birra senza sosta e, poi, preparato il caffè. Altri della stessa banca hanno fornito abiti messicani e sombreri ad alcuni invitati e, tutti insieme, hanno fatto una stornellata agli sposi. Giorni prima avevano chiesto che lavoro facessero, i loro soprannomi e come si erano conosciuti. Contributo in tempo delle singole banche: B.T. di Longuelo n. 46 ore B.T. di Treviolo n. 45 ore B.T. di Treviglio n. 6 ore B.T. di Bergamo Centro n. 27 ore B.T. di Seriate n. 2 oreB.T. di Ponte San Pietro n. 69 ore B.T. di Campagnola n. 5 oreB.T. di Malpensata n. 2 ore Totale n. 202 ore Molte delle ore sono state regalate. La banca del tempo di Bergamo Centro ha donato agli sposi cinquanta ore prese dal suo fondo ore. Ne è nato il problema di come registrare le ore regalate nelle singole B.T., perché devono essere registrate anche quelle! In conclusione, però, voglio fare una riflessione finale che attiene al come si sta in una banca del tempo. A chi ha collaborato è stata subito evidente la generosità delle socie delle varie banche. Tutte insieme sono riuscite a dare un grosso contributo organizzativo al matrimonio. Ma, se la generosità è stata subito visibile, non altrettanto è accaduto per un altro dato fondamentale: la grande, grandissima capacità degli sposi, e di Monica in particolare, di mettersi in gioco con i propri bisogni e di CHIEDERE. E’ stata questa capacità a rendere possibile la grande manifestazione di energie, di risorse e di affetto che le banche del tempo bergamasche hanno dimostrato. Allegati n. 2 1 – REGOLAMENTO Officina del Tempo/Coordinamento B.T. bergamasche 2 – ORE per attività di Officina del Tempo/Coordinamento B.T. bergamasche REGOLAMENTO DELL’OFFICINA DEL TEMPO PremessaIn questi anni si stanno diffondendo nuove forme associative di cittadini in risposta a bisogni nuovi, a una migliore qualità di vita e a una frammentazione sociale sempre più diffusa. Le banche del tempo sono una di queste forme. Esse da una parte non sono assimilabili nelle attività di volontariato e dall’altra non rientrano nemmeno in forme tradizionali di economia civile. Come in ogni iniziativa nuova, le difficoltà di ricercare e sperimentare nuove regole dell’agire assorbono buona parte delle energie. Si presenta allora la necessità di confrontarsi con altri per conoscere altre esperienze, altri punti di vista o soluzioni a problemi analoghi. E’ necessario che questo momento di confronto e di crescita abbia un luogo di incontro. E’ necessario che ognuno che lo desideri, possa frequentare questo luogo nel rispetto della propria e della altrui autonomia. In questo luogo, l’unico interesse unanimemente riconosciuto, deve essere la consapevolezza che quando ci si confronta nel merito delle soluzioni prospettate in risposta a problemi comuni, ci si arricchisce. Art.1 – Costituzione. E’ costituito un coordinamento tra le Banche del Tempo di Bergamo e provincia denominato “officina del tempo”. La sede pro tempore è in via del Nastro Azzurro,1 Bergamo. Art.2 – Finalità. L’officina del tempo si prefigge di: - offrire un luogo di incontro tra banche del tempo per confrontarsi sulle esperienze e sulle soluzioni proposte a problemi comuni; - studiare e ricercare soluzioni a problemi di interesse comune; - promuovere iniziative per diffondere l’esperienza e le attività delle banche del tempo; - promuovere attività di scambio tra le banche. Art.3 – Adesioni. Possono aderire all’officina del tempo tutte le banche del tempo nate nel territorio della provincia di Bergamo. Ogni banca, al momento dell’adesione, indica almeno un referente, comunica: il nome del proprio presidente o coordinatore, il recapito della banca e, in forma anonima, l’elenco delle offerte di scambio dei soci della banca. Art.4 - Modo di operare. L’officina del tempo individua nel progetto annuale di attività lo strumento di azione e di coinvolgimento delle capacità e delle risorse disponibili. Nel progetto annuale di attività, la realizzazione di ogni inziativa deve prevedere tempi, luoghi, risorse ed eventuali collaborazioni con enti esterni. Nel mese di novembre di ogni anno l’officina del tempo valuta il consuntivo delle attività dell’anno precedente e approva il progetto annuale di attività per l’ anno successivo. L’officina del tempo si struttura in gruppi di lavoro per seguire meglio le diverse attività previste dal progetto annuale di attività. Ogni gruppo di lavoro ha un responsabile che riferisce periodicamente alla segreteria dell’evolversi della attività. Art.4 – Strutture organizzative. Strutture organizzative dell’officina del tempo sono: la commissione dei referenti, la segreteria e il coordinatore. Art.5 – L’officina del tempo. L’officina del tempo è costituita da tutti i referenti nominati dalle banche. Le riunioni sono aperte a chi vuole partecipare, in caso di votazione ogni banca ha diritto a un voto espresso dal referente nominato o da un suo sostituto. Ogni votazione è valida con la presenza di almeno il 30% delle banche aderenti; la decisione è assunta con il consenso della maggioranza dei presenti. Nel perseguire le finalità di cui all’articolo 2, l’officina del tempo: - può avvalersi di tutti gli strumenti che di volta in volta riterrà più opportuno. - esamina e decide in merito a tutti i problemi che di volta in volta si porranno L’informazione sulle attività dell’officina del tempo sono demandate ad ogni referente nell’ambito della banca di appartenenza. Le riunioni dell’Officina del tempo si terranno preferibilmente a rotazione nelle sedi delle varie banche del tempo, una volta al mese. Art.6- La segreteria. L’officina del tempo elegge al proprio interno un coordinatore e 2 segretari, essi formano la segreteria. I componenti la segreteria durano in carica 2 anni. La votazione della segreteria è valida con la presenza di almeno il 50% +1 delle banche aderenti; l’elezione è valida con il consenso della maggioranza dei presenti. Compiti della segreteria sono: - il coordinamento organizzativo delle iniziative previste dal programma annuale - collaborare con il coordinatore a tenere i rapporti con gli altri enti - tenere un verbale degli argomenti trattati e delle decisioni assunte, per ogni riunione dell’officina del tempo. In caso di dimissioni di un componente della segreteria, la commissione dei referenti procederà alla sua sostituzione nella prima riunione successiva con le stesse modalità sopra citate. Art.6 – Il coordinatore. Il coordinatore rappresenta l’ officina del tempo. Nel periodo di competenza il coordinatore si impegna a - tenere i contatti tra i referenti delle banche e indire le riunioni dell’officina del tempo; - seguire la realizzazione delle iniziative decise dall’officina del tempo nel progetto annuale di attività. Art.7 – Remunerazione delle cariche. Per le attività di coordinamento svolte dai componenti dell’officina del tempo non sono previste forme di compenso in tempo da parte della stessa officina del tempo. Nell’ambito del progetto annuale di attività possono essere previsti compensi in tempo per il lavoro organizzativo e di coordinamento svolto dal coordinatore, dalla segreteria o dai gruppi di lavoro. Il monte ore a disposizione per le iniziative e le attività previste nel progetto annuale potrà essere alimentato da contributi o da servizi delle singole banche coinvolte nelle iniziative. Art.8 – Gestione di iniziative. L’officina del tempo non può essere titolare di finanziamenti in denaro. Le iniziative promosse dovranno sempre far capo, dal punto di vista gestionale, alle singole banche del tempo. Art.9 – Rapporti con l’esterno. Al fine di perseguire le finalità espresse all’art. 2, l’officina del tempo potrà intrattenere rapporti di confronto e di collaborazione con tutti gli enti e le associazioni interessati e disponibili. I rapporti di collaborazione dovranno costruirsi su progetti inseriti nel progetto annuale di attività o approvati di volta in volta dall’officina del tempo. Approvato nella riunione del 8 giugno 2000 dai rappresentanti delle banche del tempo di Bergamo Centro, Conca Fiorita, Malpensata, Mozzo, Pedrengo, Treviolo.ORE per attività di Officina del tempo( nov. 2000-nov.2001) Novembre 2000 B.T. Pedrengo per telefonate alle banche 1 ora Febbraio 2001 B.T. Conca Fiorita – Carla per e-mail B.T. Pedrengo-Luisella x organizzazione gita fatta a Ischia con Lallio e Ponte S.Pietro B.T. Pedrengo- Luisella x riunione Urgnano 3 ore B.T. BgCentro- Rossella “ “ 2 ore B.T. BgCentro – Alba “ “ 2 ore Marzo 2001 B.T. BgCentro-Rossella x riuniono Gorle 3 ore B.T. Conca Fiorita- Carla x pagina web Aprile 2001 B.T. Malpensata-Marina x riunione Presezzo 2 ore B.T. Treviolo-Liliana “ “ 2 ore B.T. Treviolo- Liliana x riunione Valgandino Leffe 4 ore B.T. BgCentro-Rossella “ “ 3 ore B.T. BgCentro – Anna Maria x convegno Milano 7 ore Maggio 2001 B.T. BgCentro- Rossella x riunione a Longuelo 2 ore B.T. BgCentro- Rossella x riunione Romano Lombardia 4 ore B.T. Treviolo- Liliana “ “ 3 ore B.T. Treviolo- Liliana x riunione a Ponte S.Pietro 2 ore B.T. Treviolo- Mary “ “ 2 ore Giugno 2001 B.T. Campagnola – Livia per incontro B.T. Saronno 2 ore B.T. Campagnola- Fely “ “ 3 ore e 30’ B.T. BgCentro- Rossella “ “ 5 ore B.T. Campagnola-Livia x sbobinatura cassetta Saronno 3 ore B.T. BgCentro-Rossella x incontro Romano di Lombardia 4 ore Per presenze al secondo giovedì del mese (sportello informativo e momento organizzativo): B.T. Treviolo-Liliana 5 ore B.T. BgCentro-Rossella 10 ore B.T. Malpensata-Marina 4 ore B.T. Longuelo-Gianna 4 ore B.T. Longuelo-Nadia 2 ore B.T. Conca Fiorita-Carla 2 ore Per invio comunicazioni e-mail B.T. Seriate-Carlo 10 ore B.T.Conca Fiorita-Carla Totale parziale a Novembre 2001 96 ore. NOTA Le ore dell’anno precedente, le ore impiegate per la stesura del Regolamento, e quelle di questo ultimo anno non sono state ancora “pagate”. A seguito dell’approvazione del Regolamento non si è provveduto al cambiamento previsto per la gestione della “contabilità tempo” dell’Officina per mancanza di un responsabile disposto a curare l’amministrazione e a proporre per l’approvazione le modalità pratiche di nuova gestione amministrativa delineata dal Regolamento. Sono arrivati solo suggerimenti contrastanti e con essi soltanto non si va da nessuna parte. Ad esempio: Conca Fiorita afferma che le singole banche devono provvedere al tempo che i loro soci investono per l’Officina; Treviolo dice che le singole banche devono versare all’Officina un monte ore da ridistribuire poi ai soci che lavorano per l’Officina…. La mia posizione, in qualità di coordinatrice, è sempre stata chiara: prima, durante e dopo l’approvazione del regolamento ho sempre sostenuto di non condividere il cambiamento proposto e approvato. A realizzare il cambiamento doveva essere una persona scelta tra i sostenitori del cambiamento. Oggi, a distanza di un anno, di fronte alla mancata individuazione di un responsabile amministrativo e alla volontà di non rivedere il regolamento, io sono dimissionaria. “FACILE, eppur difficile. Le Banche del Tempo italiane tra successi e difficoltà”Adele Grisendi (Direttore Tempomat/Osservatorio nazionale Banche del Tempo - Roma) Con molte e molti di voi ci conosciamo, ormai, da anni. Con altre e altri, invece, ci siamo incontrati oggi, per la prima volta, magari dopo avere comunicato tramite telefono o lettera postale o e.mail. Ci siamo già salutati nel corso della mattinata, ma lasciatevi dare di nuovo il benvenuto a questo pomeriggio di lavoro che è un po’ un ritorno alle origini. A quando, dopo il successo della prima conferenza del centro il 25 maggio 1995, abbiamo preso l’abitudine di vederci periodicamente a Bologna, ospiti della Cgil, per affrontare i problemi legati a cos’è, come si organizza, come funziona, come si gestisce e come si promuove una Banca del Tempo. Con l’aiuto generoso ed intelligente della banca di Sant’Arcangelo, di Grazia Colombo, di Rosa Amorevole e dei primi gruppi promotori di B.T, nel corso di due anni e con la presenza media di centocinquanta persone, in incontri a cadenza semestrale, abbiamo definito insieme le caratteristiche di queste nuove associazioni e deciso di far nascere Tempomat con le funzioni che tutte/i voi conoscete. E’ stato con questa modalità, anch’essa innovativa come sono innovative le Banche del Tempo italiane nel panorama dell’associazionismo nazionale, che abbiamo democraticamente e collettivamente creato, banca dopo banca, quella che è ormai la terza rete italiana di cittadinanza attiva e solidale che si è affiancata al volontariato e all’associazionismo tradizionale. In questo percorso, Tempomat è nato e, assumendo via via il carattere sempre più marcato di centro servizi, ha cercato di servire le banche e i gruppi promotori o anche soltanto le persone o le istituzioni o i soggetti curiosi di saperne di più. Io e Fiorella, in tutti questi anni abbiamo dato il massimo; ma, volendo, come voglio, riflettere sui limiti di Tempomat, devo dire che un cruccio ce l’ho e grande: di non avere assunto in prima persona l’onere della formazione dei gruppi di coordinamento delle banche. Dopo la prima esperienza affidata a Rosa, infatti, non c’è stato seguito e anche a questo vanno imputate, in buona parte, le difficoltà operative, organizzative e gestionali che un terzo di voi ha segnalato nella rilevazione dell’inizio d’anno.Dico questo, perché oggi è tempo di bilanci e di riflessioni. E’ questo il senso della conferenza, ma soprattutto di questo seminario che si svolge a cinque anni esatti dall’inizio della diffusione delle Banche del Tempo in Italia. Fu, infatti, nel novembre del 1996, dopo un semestre di incubazione in molte città italiane, che Tempomat censì le prime 55 banche e si poté iniziare a parlare di un fenomeno nascente. Il titolo scelto - FACILE, eppur difficile – sta a significare che è facile, o almeno relativamente facile, ideare e fondare una Banca del Tempo; difficile, o se volete, complicato, è riuscire a farla vivere quotidianamente nel senso di farla essere una comunità nella quale si trova soddisfazione dei propri bisogni, ma anche solidarietà, amicizia, compagnia. Una comunità che cresce, sia per quanto concerne il volume degli scambi, nei quali riesce a coinvolgere gradualmente tutti i soci; sia per quanto riguarda il numero dei suoi aderenti e le sue iniziative sociali. Insomma, una comunità che non si chiude nella dimensione della famiglia larga o della rete amicale, ma cerca di continuo nuove adesioni e si collega alle altre banche presenti nel suo territorio. E, naturalmente, riesce a produrre un effetto moltiplicatore o a figliare lei stessa nuove associazioni. In forme e modalità simili a quelle che ci hanno raccontato, questa mattina, Leonina e Rossella. La mia introduzione tralascerà di elencare i successi di questi cinque anni e anche in cosa consista la relativa semplicità della fondazione di una Banca del Tempo. Raccomando di fondare sempre l’associazione, dopo l’opportuno periodo (non troppo dilatato) di sperimentazione. A proposito di successi, mi limito a ricordare quello che li riassume tutti e del quale tutti, ma soprattutto tutte noi siamo state protagoniste: l’avere dato vita e consolidato dal nulla, in una manciata di anni, la terza rete italiana di associazionismo solidale. Costituita, appunto, dalle circa trecento Banche del Tempo, per un totale di quasi trecentoquaranta sportelli. Con un numero di persone coinvolte tra le venti e le venticinque mila. In questo seminario interessa mettere a fuoco le difficoltà, i problemi. Per evitare di “andare a naso”, tra la fine del 2000 e l’inizio del corrente anno, Tempomat ha inviato a tutte le banche di cui era a conoscenza una scheda di rilevazione di tali difficoltà. Ne sono tornate compilate 108, oltre un terzo del totale e, pertanto, un campione statisticamente molto significativo. Insieme alla comunicazione del rinvio di questa conferenza causa elezioni, avete ricevuto una sollecitazione a far pervenire a Tempomat le vostre idee sul come si potrebbero risolvere le difficoltà dichiarate. Le risposte pervenute sono state quattro, pertanto mi scuserete se esporrò il risultato delle mie personali riflessioni, derivate dalla lettura attenta delle 108 schede e dalle molte chiacchierate telefoniche intercorse con parecchie banche nel corso di questi ultimi due anni e dall’esperienza che, anch’io come voi, ho maturato sul campo. Per affrontare il capitolo “difficoltà” con intenti, almeno sperimentalmente, risolutivi, si deve partire dalla classificazione delle banche esistenti secondo le seguenti tipologie: a) piccolo gruppo che non riesce a trasformarsi da crisalide in farfalla (per mancanza di sostegno o di adesioni o per incapacità organizzative); b) gruppo piccolo o medio – lo definirei del tipo famiglia larga o piccolo vicinato o rete amicale – che ha scelto di rimanere crisalide. Nel senso che si rifiuta di cercare nuovi soci per il timore di mettere a rischio il suo stato di grazia, il suo benessere, parola che userà tra poco Fabio Salviato; c) gruppo più o meno consistente con l’abitudine allo scambio riservata a pochi, con organizzazione complicata e poche persone disponibili alla gestione; d) gruppo più o meno consistente con un buon livello di scambi e di iniziative e un rapporto soddisfacente oppure insoddisfacente con l’ente o il soggetto che lo sostiene. Le difficoltà, ripercorrendo i titoli contenuti nella scheda di rilevazione, sono catalogabili nei seguenti gruppi: Difficoltà OPERATIVE (coordinamento, organizzazione della B.T., attribuzione compiti) Le principali difficoltà dichiarate sono le seguenti: a) scarsità di persone per il coordinamento. Molto spesso si delega a una persona o a un gruppo molto ristretto. Una persona sola a coordinare crea notevoli difficoltà operative (v. Milano c/o Ass.ne La famiglia e c/o Anve); mentre, dove ci sono più persone a coordinare, emerge l’inadeguatezza del modello organizzativo. Se il coordinamento è affidato a più persone, spesso, accade che ognuna faccia la sua parte e tutti insieme non si ritrovano mai: il risultato è che non mettono in comune i risultati e ne nasce disorganizzazione (v. Milano Città studi). Anche il coordinamento a rotazione crea problemi (v. Preganziol); b) scarsità di tempo (v. Chieri). A volte (v. Prestitempo di Biella), si riesce a malapena a tenere aperto lo sportello. Invece, all’inizio, c’era entusiasmo e molta disponibilità di tempo da parte di un buon numero di soci. Il tempo del coordinatore spesso non viene restituito e si finisce per fare del volontariato (v. Sala Baganza); c) demotivazione dovuta a scarsa partecipazione e poca reciprocità dei soci negli scambi (vedi Almaterra di Torino); d) quando uno o due dei soliti trascinatori sono assenti, la banca si siede (v. Ovada). Difficoltà GESTIONALI (tenuta estratti conto, contabilità ore in genere, apertura sportello) Vengono dichiarati problemi derivanti da: a) incapacità e inesperienze gestionali (v. Milano-Arcobaleno); b) il software è un po’ troppo rigido nella catalogazione delle prestazioni offerte e richieste e, a volte, non si sa come fare a registrarle tutte; c) poco tempo a disposizione e, quindi, come afferma Bergamo Conca Fiorita, chi ha incarichi operativi e di gestione non pareggia il tempo impiegato e, poi, mancano sempre ore per fare tutto quanto è necessario. A questo proposito, molte banche ritengono doverosa la compartecipazione equilibrata di tutti i soci nel senso che tutti siano chiamati a pagare la loro quota di ore a favore di chi coordina; d) la restituzione al Comune del sostegno ricevuto costa troppo. Tanto che Piossasco arriva a dichiarare che quasi tutto il tempo depositato è assorbito dal Comune e dalla Pro Loco. Difficoltà di SOCIALIZZAZIONEParecchie banche segnalano: a) difficoltà a scambiare e principalmente a chiedere, problema di tutte! In molte banche gli scambi avvengono in forma collettiva con la partecipazione alle iniziative sociali che è alta, mentre gli scambi individuali sono scarsi; b) i soci attendono di essere chiamati e mancano di iniziativa (v. Milano Rogoredo); c) molti vanno alla banca quando c’è lo sportello aperto, per fare due chiacchiere, senza collaborare. E con il risultato di far perdere tempo; d) difficoltà nel reclutare nuovi soci; e) pesano l’età e gli impegni degli aderenti. Ad esempio, chi lavora scambia, ma non partecipa alle iniziative o alle assemblee per scarsità di tempo; f) pesa il fatto che non si vuol dare una immagine negativa di sé. Ad esempio, dimostrando un bisogno, come dicono Vicenza-Quartiere 6 e molte altre; g) si continua considerare la banca come volontariato; h) le attese e disponibilità nei confronti della banca sono differenziate a seconda dei soci e diventa difficile trovare un comune denominatore. Difficoltà PUBBLICITARIEA dire il vero, questo è il capitolo che fa registrare meno problemi. Quelli indicati derivano da: a) la banca è povera di idee e di professionalità in materia di comunicazione e pubblicità; b) poco tempo a disposizione di chi coordina e gestisce; c) la pubblicità si fa all’inizio, poi si lascia perdere; d) pochi soldi e scarsa-difficile disponibilità degli strumenti per la stampa dei materiali; e) a volte si decide di non fare pubblicità alla banca per timore che arrivino troppi soci: la banca non riuscirebbe a reggerli! Difficoltà ECONOMICHESu 108 banche che hanno risposto ai quesiti di Tempomat, circa la metà, cioè 48, dichiara introiti derivanti dalla quota associativa annua a carico dei soci. Si va da un minimo di L. 10.000 a un massimo di L. 50.000 per socio; tali cifre sono destinate in gran parte al pagamento dell’assicurazione. La maggior parte delle banche dichiara di ricevere piccoli aiuti economici dal proprio comune (in forme e quantità differenziate e quasi sempre discontinue; di solito all’apertura, poi più), in alcuni casi dalla propria Provincia e dalla propria Regione (v. Emilia Romagna). Di particolare rilievo è senza dubbio il caso della provincia di Torino che sollecita l’aiuto dei Comuni, stampa manifesti e depliant, organizza incontri e convegni e premia, con piccoli finanziamenti, i progetti presentati dalle banche. Infine, molte banche ricorrono all’autofinanziamento straordinario da parte dei soci per particolari iniziative o necessità; organizzano feste, pesche e mercatini e ricercano sponsorizzazioni. Da una banca, un’assicurazione, un centro commerciale, un supermercato, una tipografia, un sindacato…. Di solito, ricevono poco, ma di solito basta perché le esigenze sono limitate. Tutte le banche vedrebbero di buon occhio poter contare su una disponibilità economica; non importa se esigua, purchè sia certa. E’ indicata, mediamente in i 2-3 milioni su base annua, da parte delle banche più piccole e in 5-6 milioni da quelle medio grandi. Fanno eccezione Arese e Castelfranco Veneto che dicono 10 milioni; Mi c/o Anve che dice 15 milioni; GenovaGiratempo che dice 20 milioni e Roma c/o XVIII° circoscrizione che dice 80 milioni. A proposito della risposta di Roma, va detto che essa risente della particolarità dell’associazione romana che può contare su un sostegno molto più alto che altrove da parte del Comune. Infatti, oltre alla sede, al computer e vari servizi (es. stampa materiali operativi e pubblicitari), la banca c/o la XVIII° e banche riceve 20 milioni più 5 per l’operatore. Ogni sportello romano, infatti, utilizza operatori per 3 ore al giorno. Naturalmente il rimborso che ricevono non paga il loro lavoro effettivo! Particolare è anche la situazione di Volterra, dove il comune ha istituito il servizio banca del tempo (!) e lo ha appaltato a una cooperativa sociale. L’operatore di Santo Stefano Magra dispone di una borsa lavoro. Diversamente dall’Officina del Tempo di Bergamo che, come ha spiegato Rossella Santochi stamani, è stato finanziato dalla Cgil su proposta di una banca, il coordinamento di Milano deriva dalla disponibilità personale di un operatore dell’Auser ed è, pertanto, a totale carico dell’Auser. Tra le banche che hanno compilato la scheda, infine, soltanto Arezzo e Mi-Città studi riterrebbero opportuna la presenza di un operatore a pagamento per la gestione della banca! E questo dimostra che queste associazioni hanno ben compreso la loro natura particolare e che una delle caratteristiche di fondo è di essere luoghi dove non si crea occupazione. Difficoltà da SCARSITA’ DI SERVIZIIl problema dei problemi è la sede con l’arredo minimo, con linea telefonica autonoma e la possibilità di accedere a un fax e, eventualmente, di poter disporre di un vecchio computer. Su 108 banche che hanno compilato la scheda, 62 sono in una sede comunale con linea telefonica e accesso al Fax e alla Fotocopiatrice; 11 sono presso associazioni con analoghi servizi; 3 sono presso l’abitazione di un socio o un locale di proprietà di un socio; 1 è presso una Cassa Rurale; 1 è presso una Parrocchia; 5 non hanno risposto; le rimanenti 22 non hanno sede e, pertanto, si arrabattano e probabilmente finiranno con lo stancarsi! Agli amministratori locali che sono qui con noi voglio ricordare che l’art. 27 della Legge n. 53 del 2000 e, prima ancora, la legge 142 del 1990, sanciscono con precisione il loro ruolo nei confronti delle associazioni. E voglio ricordare che per le banche del tempo, molto più di quanto non accada alle associazioni in genere e al volontariato, avere certezza di una sede e delle attrezzature minime per poter operare è questione di vita o di morte! A Vercelli, nel lontano 1996, era attiva una banca con oltre 60 soci: dovette chiudere per mancanza di un luogo dove aprire lo sportello e incontrarsi! Di esempi analoghi, in questi cinque anni, ce ne sono alcune decine. Per non gravare sulla comunità, abbiamo pure inventato la restituzione in tempo dell’aiuto ricevuto. Vi sollecitiamo, quindi, a mettervi una mano sul cuore! Le possibili SOLUZIONIAnche a questo proposito, ritengo di dover due riflessioni di premessa. Nessuna è una novità, avendole individuate fin dal primo incontro di lavoro del novembre 1995 come vere e proprie tavole della legge da osservare quando si crea una Banca del Tempo. La prima è una premessa generale dalla quale fare discendere le soluzioni organizzative da adottare e consiste nel rispetto di un vero e proprio vincolo, cioè: eliminare tutte le procedure interne dalle quali può derivare uno spreco di tempo. Si aderisce ad una banca perché non si riesce a far quadrare il proprio bilancio tempo individuale o famigliare e, quindi, adottare un’organizzazione dispersiva è un controsenso. E’, pertanto, imperativo scegliere n modello operativo che elimini ogni traccia di incrostazione burocratica, i doppioni, le azioni inutili per concentrarsi sulla soddisfazione dei bisogni, sul consolidamento della banca, sull’insediamento nella realtà locale e sull’allargamento della sua base associativa. Da ciò deriva la seconda “legge” che consiste nel semplificare al massimo l’organizzazione e nella distribuzione dei compiti operativi su un numero non ristretto di soci. Un esempio tra tutti, per chiarire cosa intendo. Il ruolo di chi coordina, in una Banca del Tempo, non può essere di fare l’intermediario negli scambi. E’ fondamentale adottare il metodo della consegna a ciascun socio dell’elenco con tutti gli aderenti, i loro recapiti, le loro disponibilità e le richieste di tempo. E’ un modello educativo vero e proprio, poiché favorisce l’abitudine alla comunicazione diretta tra soci e al reciproco pagamento tramite assegno. Un’abitudine determinante a fini di semplificazione e di riduzione del carico improprio di lavoro di chi coordina, ma anche facilitatrice della reciproca conoscenza e comunicazione tra gli aderenti. Ho ben presente che educarsi a un metodo siffatto può essere – e all’inizio lo è certamente – più dispendioso che procedere direttamente, da parte del coordinatore, alla intermediazione. Ma a lungo andare paga molto di più. Ne deriverà, insieme a alla conoscenza reciproca, l’aumento del volume degli scambi che tutte le banche dichiarano scarso. Ipotesi per risolvere i problemi OPERATIVI e GESTIONALIConsigli organizzativi: a) consegna a tutti i soci dell’elenco con offerte, richieste e recapiti; b) invio di bollettino periodico d’informazione a tutti i soci (es. ogni due mesi); c) tenere un registro a disposizione di tutti e suddiviso per sezioni: i verbali delle assemblee; le iniziative; l’elenco dei soci con i recapiti e le eventuali variazioni di indirizzo e telefono; eventuali segnalazioni dei singoli soci; d) predisposizione di moduli pre-stampati per le iniziative, moduli pre-stampati e etichette per le comunicazioni ai soci; uso massiccio delle possibilità offerte dalla tecnologia, adottando il software di gestione e inventando una vera e propria modulistica telematica, compresi gli assegni, da far viaggiare sulle ali delle e.mail; e) nel regolamento, prevedere la suddivisione delle varie attività affinché sia esplicito fin dall’inizio che saranno affidate, a più persone, ovviamente sulla base della loro attitudine e scegliendo tra chi è più motivato e prevedendo avvicendamenti periodici. Di solito, la delega a una o due persone è un atto spontaneo, ma non di rado è dovuta al senso di proprietà esercitato da chi ha avuto per prima l’idea di fondare la banca. Al contrario, bisogna distribuire le responsabilità in ordine a: 1) coordinamento e colloqui per nuovi soci; 2) gestione della contabilità tempo; 3) apertura sportello; 4) gestione dell’anagrafe dei soci; 5) organizzazione delle iniziative; 6) comunicazione interna; 7) comunicazione esterna. E per ognuna di queste funzioni si dovrebbe fare in modo di avere la disponibilità di due persone e prevedere la rotazione sui vari incarichi; f) convocazione di assemblee periodiche per esaminare il modello organizzativo e i miglioramenti da apportare, dandone poi comunicazione con lettera a tutti i soci. E ogni tanto, chiamare qualcuno per piccoli aiuti operativi. Oltre, naturalmente, a fissare una quota mensile o annua di tempo a carico di tutti i soci e a favore di chi assume compiti operativi. Ci sarà di certo un po’ di tempo che non verrà recuperato, ma al recupero della maggior parte dovete puntare. Trovare un numero consistente di persone disposte a dare tempo per queste attività, lo so bene, non è sempre facile. Magari accade, come dice il Prestitempo di Biella, nella fase iniziale, quando c’è entusiasmo, poi ci si allontana e tutto rischia di gravare sulle poche unità che continuano a “tirare”. Allora, vi consiglio di rifare il giro periodicamente tra i soci e di andare alla ricerca di nuove soci con caratteristiche utili in tal senso. In un paese, in un quartiere, in una città c’è sempre chi vorrebbe fare e non sa dove applicare la sua disponibilità. Possono essere colleghi di lavoro, casalinghe, giovani alla fine del servizio civile, operatori sociali in pensione. Cercate e troverete di certo. L’arrivo di forze nuove è comunque sempre una risorsa. Ipotesi per risolvere i problemi di SOCIALIZZAZIONEAi fini della socializzazione tra gli aderenti a una banca, è importante l’informazione costante ai soci (es. bollettino, registro, lettere, assemblea); così come sono importanti le iniziative sociali, cioè le feste, le cene, i mercatini, le gare culinarie, l’organizzazione di eventi culturali (es. presentazione di libri con l’autore, cineforum, recita di poesie, lettura di racconti o di vita vissuta), la visita a mostre, musei, città e altro. A questo proposito, imitate Alì Terme che, con la banca, ha ripristinato una vecchia festa padronale in disuso con tanto di frittelle e banchi in piazza. Consiglio, poi, anche ai fini della socializzazione, di assegnare ad ogni aderente l’impegno di portare almeno un nuovo socio nel corso dell’anno facendogli da tutor. Il tutor è una figura adottata dalla banca di Peschiera Borromeo e che funziona in questo modo: un socio che presenta una persona alla banca se ne prende cura fino a che il nuovo aderente non si sia inserito, cioè lo aiuta a conoscere gli altri e ad entrare nel meccanismo degli scambi. Importante è conoscere i soci, cioè: la loro composizione famigliare, ma anche i loro interessi, gli hobby realizzati o soltanto desiderati. Non per esercitare un’ingerenza nella loro privacy, ma per fare sentire la banca davvero casa loro. Grazie all’anagrafe dei soci, si conosce la data di nascita di ciascuno e, allora, perché non organizzare feste di compleanno. Magari, ogni trimestre per coloro che compiono gli anni in quel periodo. Entrando in confidenza, sarà facile sapere quando cade il compleanno dei figli o degli anziani di casa e invitare anche loro alla festa. Potrebbe essere che si affida a soci che scambiano o chiedono poco, di preparare i doni oppure la festa vera e propria. Infine, serve imparare come si fa animazione sociale e per questo ci vuole formazione. Con la banca di Rimini, in conclusione, vi farò una proposta che poi potreste riprodurre su base provinciale o regionale. Consigli per la COMUNICAZIONE ESTERNALa strategia comunicativa è quella di sempre: a) pubblicità all’inizio. Meglio depliant, locandine, volantini che non convegni. Poi, una volta che la banca sia partita, meglio privilegiare la comunicazione mirata; b) utilizzo delle bacheche pubbliche e degli strumenti pubblici di informazione (es. giornale e guida del comune) e spazio nelle sagre, fiere, mostre, feste del patrono; c) utilizzo dei luoghi privati e molto frequentati (negozi di telefonini, centri commerciali, parrucchiere, barbieri, lavanderie, librerie, edicole, cooperative sociali, centri sociali….); d) interventi in radio e tv locali; ricerca di spazio sugli strumenti locali di informazione (pagine locali di quotidiani, guide turistiche, calendari). Naturalmente non dimentico il sempre buono, anche se vecchio, metodo del passaparola o il tamtam. Aggiungerei: promuovete la banca nelle scuole, utilizzando la disponibilità di una insegnante. E mi permetto di darvi un ultimo consiglio: censite le persone sole e i nuclei famigliari arrivati nel vostro comune o nel vostro quartiere e mandate una lettera di invito con il telefono. Magari con allegato un assegno di un’ora in regalo, tanto per provare l’utilità della banca. Sono certa che vi ringrazieranno e aderiranno in tante con entusiasmo. Ipotesi per risolvere i problemi relativi ai SERVIZI e quelli ECONOMICIPer quanto riguarda il SOSTEGNO IN SERVIZI, si deve guardare in primo luogo al proprio Comune. Ci sono due leggi da fare rispettare: 1) la legge 142/1990-Capo VII “Partecipazione popolare” che fa carico agli Enti Locali si favorire e facilitare l’associazionismo e il volontariato mettendo a disposizione la sede con il minimo di attrezzature per operare; 2) la legge 53/2000 all’art. 27 che definisce cosa sono le banche e il ruolo promozionale e di sostegno degli enti locali. So bene che ci sono comuni che fanno orecchie da mercante oppure osteggiano di nascosto o apertamente. Può accadere che anche queste associazioni, specie se diventano popolose e dicono la loro sulla scena della società civile a livello locale, vengano messe con le spalle al muro. Per questo abbiamo inventato le convenzioni per la restituzione del sostegno, per sancire il principio dell’autonomia collaborativi, ma rifiutando la proprietà comunale o di questa o quella maggioranza politica. Pertanto, si insista per il rispetto delle leggi nazionali, ma cercate anche altre strade. Attenzione, infine, nel fare le convenzioni per la restituzione in ore dei servizi ottenuti. Soltanto una quota del monte ore della banca può essere reso disponibile. Non può accadere come alla banca di Piossasco che dichiara “tutte le ore vanno al comune e alla Pro Loco”. Questa non è utilizzo a fini pubblici di un’associazione di privati per la soddisfazione dei loro bisogni! Per quanto riguarda le NECESSITA’ ECONOMICHE, consiglio di introdurre la quota associativa e di presentarvi al Comune per battere cassa. Ma consiglio anche di cercare sponsor nelle vostre realtà; se vi guardate intorno qualcosa troverete. Può essere uno studio professionale, una cassa rurale o una fondazione bancaria, un centro commerciale o una coop, un sindacato o una tipografia, uno studio dentistico o un giornale. E, poi, potete organizzare mercatini dell’usato, lotterie o pesche (ciascun socio offre uno o più oggetti alla banca, si decide il costo del biglietto e si vince un oggetto appartenuto a un altro socio). Se poi avete in mente un progetto di particolare rilievo sociale per il quale servirebbe un finanziamento un po’ consistente, provate ad avanzare la vostra proposta a Banca Popolare Etica. La BANCA POPOLARE ETICA Fabio Salviato è il presidente della Banca Popolare Etica. Non l’ho invitato perché Banca Etica è in grado di risolvere i problemi economici delle Banche del Tempo, ma perché sia chiaro cosa siano la finanza e la banca etica e con quali modalità anche le Banche del Tempo potrebbero entrare in una relazione reciprocamente proficua. Cito alcuni passi dell’introduzione di Fabio, scritta per “La finanza e la banca etica” ediz. Paoline/nov. 2001.«Non sarà chiaro cosa significa Finanza Etica se, prima di tutto, non è ben chiara la «missione» che vede coinvolto un movimento sempre più numeroso di persone che hanno deciso di «spendere» il proprio tempo, la propria vita per consentire di migliorare il «benessere» delle proprie comunità? ….. La felicità, la condivisione, la partecipazione. Questi sono sentimenti che appartengono alla nostra vita quotidiana e assumono «valori» altissimi, anche se non monetizzabili. «E allora qual è il ruolo della Finanza Etica e di una Banca Etica? E’ di valorizzare le reti sociali, gravemente compromesse da decenni di egoismo e profitto, è di mettere insieme il risparmio di una comunità per sostenere finanziamenti di attività sociali promossi da organismi Non-Profit presenti nelle comunità stessa, è disegnare un mondo capace di costruire una società civile produttrice di benessere, felicità e serenità. «Sarà possibile realizzare una rivoluzione culturale, partendo da un uso responsabile del denaro? Io sono convinto di sì: sarà un’impresa difficile, dura, ma, se non troveremo soluzioni efficaci, consegneremo alle prossime generazioni un mondo con gravissimi problemi sociali e ambientali». Il PROGRAMMA DEL 2002 Tempomat vi propone di dedicare le iniziative del 2002 alla formazione prevedendo due appuntamenti nazionali di due giorni ciascuno: il primo entro la prima decade di maggio; il secondo entro la prima decade di novembre. Entrambi destinati a fornire elementi per il superamento delle difficoltà denunciate e che sono intralcio al buon funzionamento e al radicamento delle banche stesse nel loro territorio e, cioè: 1) seminario formativo sul modello gestionale e operativo;2) seminario formativo di animazione sociale, per affrontare le difficoltà di socializzazione. Con la banca di Santa Giustina di Rimini e con il Comune di Rimini – e auspico l’adesione della Regione Emilia Romagna – avremmo pensato di ritornare in questa città per tali due appuntamenti e di realizzarli utilizzando, come docenti, esperti che operano sul campo e docenti universitari. Alla conclusione del secondo seminario formativo, si potrà fare un bilancio delle due esperienze nazionali e delle molte esperienze che, mi auguro, ne deriveranno nelle varie banche o saranno realizzate anche per iniziativa autonoma. O, come io consiglio vivamente, in relazione con le altre banche della provincia, se il numero è consistente; oppure su base regionale. Se siete d’accordo, entro il prossimo mese di gennaio 2002 vi perverrà una proposta con tanto di scheda di adesione. E se i risultati saranno positivi, Rimini potrebbe anche divenire il luogo di riferimento per la formazione. “Banca del Tempo e Banca Etica: la solidarietà obiettivo in comune”Fabio Salviato (Presidente Banca Popolare Etica - Padova) Il sistema economico del nostro pianeta misura lo sviluppo e il “benessere” delle nazioni, utilizzando un indicatore di riferimento: il P.I.L., Prodotto Interno Lordo. Paradossalmente, se dovessimo valutare i recenti fatti di Genova, utilizzando il parametro del P.I.L., arriveremmo a concludere che gli incidenti – che hanno causato danni materiali per circa cento miliardi – produrranno un incremento sensibile del P.I.L. della città; infatti bisognerà acquistare auto nuove, riparare le vetrine rotte, eccetera. Il “benessere” dei genovesi, quindi, è garantito? Francamente non lo so, ma ciò che risulta sempre più chiaro è che questo indicatore - il P.I.L., appunto – che condiziona ogni giorno le scelte dei governi – soprattutto, quelli occidentali – non racconta la verità. Non funziona, contabilizza attività positive assieme ad attività negative, quali, ad esempio: il riciclaggio di denaro sporco, la droga, i traffici illeciti, la prostituzione, il traffico di organi umani o calamità naturali come le tempeste, i terremoti, gli incendi. Due economisti americani, Daly e Cobb, hanno elaborato nel 1994 un indice di instabilità economica, cioè un indice di sviluppo che prende in considerazione non soltanto elementi economico-finanziari di prodotti e servizi, anche l’incremento della qualità della vita derivante dall’occupazione, dall’inquinamento ambientale, dall’indice di natalità e di mortalità, dall’istruzione, dalla criminalità, eccetera. Hanno applicato tale indice di instabilità economica agli U.S.A. e hanno dimostrato che, a partire dal 1975, mentre la curva del P.I.L. continuava a crescere, la curva dell’indicatore di benessere sostenibile puntava decisamente verso il basso. Cosa significa tutto questo? Significa che questo tipo di sviluppo, basato riduttivamente sulla valutazione della crescita economica di merci e servizi, da una ventina d’anni a questa parte, ha cominciato a creare incrementi di miseria e di povertà crescente, al posto della ricchezza e del benessere sperato. Quasi tre miliardi di persone sopravvivono con meno di due dollari al giorno. Duecentocinquanta milioni di bambini lavorano spesso per sei giorni a settimana e per nove ore al giorno. In Europa vivono trentasette milioni di poveri – 8 milioni, in Italia – e i tre uomini più ricchi del mondo possiedono beni che superano la somma del P.I.L. dei quarantotto paesi meno sviluppati. Robert Repetto, un economista americano afferma: “Affidandosi al metodo di valutazione oggi in uso (P.I.L.) un paese potrebbe esaurire le proprie risorse minerarie, seria e concreta ai gravi problemi che affliggono il nostro pianeta. Inquinamento ambientale, fame, sete, democrazia partecipativa, sviluppo sociale, credito sociale. Quali possono essere le proposte concrete e le soluzioni per garantire alle future generazioni pari opportunità e un futuro di “benessere”? Sono questi gli interrogativi che il movimento della società civile si è posto da alcuni decenni e che intende continuare a porre ai governi. Questi avrebbero dovuto essere i temi all’ordine del giorno dei G8 a Genova; invece, il dialogo, ampiamente richiesto dalla organizzazioni della società civile non c’è stato. Si è trattato di un gravissimo errore, un brutto segnale che proviene dalle istituzioni, in evidenti difficoltà di strategie, di obiettivi e leadership. Albert Einstein affermava che “i problemi non possono essere risolti dallo stesso atteggiamento mentale che li ha creati” e, quindi, le richieste avanzate dalla società civili sembravano le più opportune. Il problema è, quindi, di stabilire le regole rispetto al processo di globalizzazione selvaggia in atto. I mezzi di comunicazione e di informazione hanno messo in evidenza solamente alcuni aspetti relativi alla dimensione del movimento, ma hanno perso una grande occasione e, cioè, di far capire all’opinione pubblica che le proposte del movimento sono concrete. Esse sono: Tobin tax, remissione del debito, no al lavoro minorile, si all’accordo di Kyoto, no ai prodotti transgenici, si al consumo critico e responsabile, si al risparmio etico e al Microcredito, si ai diritti umani, no allo scudo spaziale. Quali dono, dunque, le novità di questo grande movimento: 1 – Nel mondo si stanno ormai consolidando reti sociali, nel nord come nel sud del mondo ci sono organizzazioni che cercano di dare una risposta – in termini di prodotti, servizi, credito, partecipazione democratica – soprattutto a vantaggio di quei tre miliardi di persone che non hanno reddito e sono considerati “soggetti non bancabili” e che rappresentano, comunque, un mercato. Da una ventina d’anni, nel mondo, si sta praticando “quell’altro mondo possibile”. 2 – La seconda grande novità è che non ci troviamo solamente di fronte a un movimento “magmatico”, che discute, elabora e cresce; ma che è anche in grado di proporre strumenti concreti, quali il Commercio equo e solidale, il consumo critico, la finanza etica, le assicurazioni alternative, la cooperazione sociale, l’agricoltura biologica, eccetera. E’ un movimento di imprese, generalmente non profit, cresce in quanto a fatturato e occupazione e si rivolge a consumatori-risparmiatori, al ritmo del 30-40% annuo, in tutto il mondo. 3 – La terza grande novità è l’esplosione dei movimenti di consumo non monetario. In tutto il mondo, proprio per effetto della globalizzazione dei mercati monetari e della concentrazione degli scambi attorno a tre monete di riferimento – il dollaro, l’euro e lo yen – si stanno sviluppando forme di moneta parallela quali: i Troque (in America Latina, in particolare in Argentina, i Troque riescono a coordinare un giro d’affari che supera i duemila miliardi di lire; i Lets in Inghilterra, i Sel in Francia, le Banche del Tempo in Italia. Questi movimenti si stanno sviluppando a ritmi crescenti, assieme ad iniziative collaterali, come i Gas in Italia, i Gruppi di Acquisto Solidale. La Banca Etica, da tempo, si è posta quale interlocutore di questi nuovi mondi e di queste nuove esperienze e già sono attive alcune proposte concrete che, per il momento, riguardano l’area della “socializzazione” o non monetizzazione del tasso di interesse, ma che, in futuro, potrebbero riguardare anche altre interessanti proposte. Come opera Banca EticaUno degli obiettivi di Banca Popolare Etica è il rafforzamento della rete presente nelle comunità locali. E’ per questo che, assieme ai “portatori di interesse locale” – enti, comuni, province, camere di commercio, diocesi, associazioni di categoria, comitati spontanei che si costituiscono per la realizzazione di un progetto – Banca Etica procede all’emissione di un Certificato di Deposito che ha il nome del progetto che s’intende sostenere. I portatori di interesse procedono alla sottoscrizione del Certificato, normalmente è a tasso zero, poiché il portatore di interesse è più interessato alla realizzazione del progetto che non a ricavarne un rendimento. Con il risparmio raccolto, attraverso i Certificati di Deposito dedicati, la banca effettua un finanziamento all’ente o all’organizzazione preposta alla realizzazione e alla gestione del bene o del progetto. Si innescano circuiti virtuosi nei quali il cittadino si vede coinvolto, attraverso la sottoscrizione, e soddisfatto, attraverso la realizzazione. L’interesse monetizzato, quindi, non diventa più un elemento centrale del rapporto finanziario; una parte di questo potrà venire monetizzata, mentre un’altra verrà socializzata a beneficio di tutta la collettività. Ipotizzando che il progetto sia la realizzazione di una pista ciclabile, che il proponente siano la Fondazione Humanitas di Belluno e la Fondazione La casa e che il finanziamento preveda la collaborazione con gli imprenditori di Padova. Banca Etica e Banche del Tempo 1 – La Banca Popolare Etica potrebbe emettere Certificati di Deposito oppure Obbligazioni che potrebbero avere come interesse un servizio o un sapere offerto da una Banca del tempo. Si tratta di studiarne le modalità, ma per quanto riguarda Banca Etica questo è possibile. 2 – La Banca Popolare Etica è disponibile a prendere in esame la possibilità di soddisfare le esigenze monetarie delle Banche del Tempo che decidono di aprire un Conto Corrente presso una sua sede. Area di sperimentazione di iniziative comuni La conferenza di oggi potrebbe lanciare una proposta, cioè la costituzione di una commissione che possa studiare la possibilità di collaborazioni future. Tra queste: A – Sviluppo di una moneta elettronica comunitaria. In questo senso banca Etica è già in contatto con un gruppo di lavoro francese che fa riferimento ai Sel; B – Sviluppo di una moneta mondiale che abbia come riferimento il tempo. Dal punto di vista ideale, riconoscere lo stesso valore in termini di tempo per un’ora di lavoro di un contadino italiano e quella di un contadino messicano, sarebbe una novità assoluta. Molte altre collaborazioni sono, a mio avviso, possibili. Si tratta di studiarle e rifletterci sedendoci attorno a un tavolo. A maggior ragione visto che anche l’ex presidente della banca centrale di Francia inizia a porsi il problema di come studiare forme di integrazione tra economia monetaria ed economia non monetaria. E’ interessante sottolineare che, attraverso l’utilizzo consapevole della Banca Etica e delle Banche del Tempo, si potrebbero ottenere risultati a favore della comunità, come già sperimentato nel rapporto con altre organizzazioni sociali. Primo esempio: a Riace, in Calabria, Banca Etica è intervenuta con un finanziamento di settanta milioni a favore di un progetto che ha creato oltre ventinove posti di lavoro. Sottraendo, in tal modo, altrettanti giovani al destino dell’emigrazione verso il nord Italia o altri paesi europei. Secondo esempio: Banca Etica ha finanziato alcune organizzazioni della società civile impegnate per la salvaguardia e la tutela ambientale del parco naturale dell’Aspromonte, sempre in Calabria. In tal modo, ha permesso un risparmio dei cento miliardi (venticinque volte quanto “speso” da Banca Etica!) che la regione Calabria spendeva ogni anno per la tutela del territorio dell’Aspromonte dal pericolo di incendi. L’orologio del mondo così com’è non funziona e va cambiato al più presto. Il movimento è pronto a proporre nuovi strumenti ed elaborare nuove proposte. La speranza è che le istituzioni e i governi finalmente comprendano che in gioco il futuro della nostra specie sulla terra e che possiamo trovare soluzioni nuove. Sempre e soltanto se sapremo dialogare tutti insieme!
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